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Luisa Conte

Luisa Conte nacque il 27 aprile del 1925 da Alberto e Francesca Malleo. Figlia d'arte da parte di madre, in quanto il fratello della mamma, Pasquale Malleo era, in arte, Fiorante marito di Nunzia Fumo e valente interprete del repertorio vivianesco (ultraventennale la sua collaborazione con don Raffaele). Fu proprio in casa Malleo che sbocciò in Luisina (perdonatemi ma mi piace chiamarla Luisina, come la chiamavan tutti) l'amore per l'arte dello spettacolo. D'altronde era inevitabile, Fiorante, i Fumo e in ultimo ma non per ultimo, la nonna Brigida Conte ballerina al San Carlo, Luisina fu l'unica di 16 figli ad esplodere in quel mondo. Negli anni trenta la vita per la famiglia Conte era un po' dura, il padre arriffatore forcellese e la madre sarta faticavano a sbarcare il lunario,  tutti dovevano partecipare al bilancio familiare. Luisina andò, come baby sitter, a casa di zio Pasquale "fiorante" e zia Nunzia. Ho avuto il piacere immenso di essere stato fatto oggetto di confidenze da parte di Luisa, che amavo ed amo ancora, la quale mi narrò che ella non ricordava quando aveva esordito in teatro, ma mi disse "...me so' fatta signurina 'o San Ferdinando". Noi sappiamo che già all'età di quattordici anni era in compagnia con la Cafiero-Fumo al teatro di Pontenuovo e già era ambita da grandi capocomici come Viviani al quale, suo malgrado, Luisina dovette per ben due volte dire no. Nella Cafiero-Fumo, nel 1939, la nostra conobbe Nino Veglia che, nel 1947, poi diverrà suo marito e col quale partirà alla volta dell'America Latina per una lunga tournee, alla fine della quale ci fu il grande incontro. Luisina ed il marito furono scritturati da Eduardo e, con il Direttore, Luisina si forgiò, in modo completo, sia nel carattere che nella recitazione. All'inizio come scritturata semplice, poi come prima donna, Ella, seppe dare gran sfoggio della sua bravura, senza mai sbavare né strafare, con umiltà e semplicità, nascosta in un angolo a spiare ed a imparare. Il rapporto con Eduardo durò per circa quattro anni, nei quali Luisina seppe imporsi per la sua naturalezza ed onestà. Un giorno Luisina, che mi fece l'onore di farmi visita dove lavoravo, mi confidò che Eduardo le disse (parola più, parola meno): "...tu (a pochi Eduardo dava il TU) me piace pecché nun me allisce comme fanno ll'ate". Poi , la Nostra, lasciò Eduardo ma, dopo poco, il destino le aveva preparato un altro incontro che avrebbe cambiato la sua vita: Nino Taranto, col quale debutto, nel 1958, in Morte di Carnevale di Raffaele Viviani. La cosa che più mi affascinava di Luisina era l'amore, la devozione, il trasporto che aveva quando parlava del marito Nino Veglia, era una venerazione mista ad ammirazione, stima, per lei, Nino era un faro, un uomo dal quale imparare, da seguire, anche quando decise d'imbarcarsi nella difficile opera di ricostruzione del teatro Sannazaro. Cosa che avvenne agli inizi degli anni '70 e che lasciò sul lastrico la famiglia Veglia, senza più una lira (tutto speso nella ristrutturazione del teatro) e con la sola benedizione dell'indimenticato Mario Stefanile. Tutto andò per il verso giusto, Luisa Conte e Nino Veglia avevano fatto il miracolo di restituirci quel gran tesoro che è il teatro Sannazaro.
Pochi mesi prima della sua scomparsa, ricevetti le ultime visite di Luisina: "Sandruccio (così mi chiamava), j' me l'aggio accattà e tu m'ja fa ave' 'e sorde (lavoravo in un istituto di credito)", ci impegnammo nell'opera ma, purtroppo l'ineluttabilità della vita a volte ci tronca un attimo prima dell'apoteosi, ci precede di quel nanosecondo che ci impedisce di coronare un sogno. Luisina é stata un sogno per tutti i milioni di napoletani che hanno affollato la bomboniera di via Chiaia, ma il suo sogno, il più bello, quello di acquistare il "suo" teatro, non si é realizzato.
 

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