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Una signora attrice o un'attrice signora ? Tutt'e due, Titina era grande, era immensa, unica. Titina, che si rifaceva a tutti i più grandi modelli di attrici, ha rappresentato l'esplosione della rabbia della piccola borghesia, quella destinata alla giornaliera sopravvivenza, quella della Napoli che soffre, che lotta. La sua recitazione scevra da ogni artificio, la grande poesia del suo volto, della sua voce, l'hanno fatta assurgere a modello a cui rifarsi, a cui tendere. Titina sapeva calarsi, come pochi, nei personaggi di cui vestiva i panni
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Con Rosa De Muto
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sapeva viverne i momenti magici e al contempo palpitarne le emozioni; fu indefinibile la sua interpretazione di Filomena Marturano ed ecco le sue stupende parole a spiegarne il successo: Commuovere la platea senza ricorrere al mestiere ed a lenocini, arrivare alla semplicità, alla umanità drammatica e bruciante, senza artificio ma con una dignitosa, aristocratica linea d'artista é cosa estremamente difficile, che esige enormi fatiche e grandi rinunce: ed io non so se ci sono riuscita. Un artista cosciente non può dire di avere interpretato un personaggio, se non lo sente nel sangue nei pori, nella pelle, se non respira del suo stesso respiro, se non parla con la sua voce, se non piange con le sue lagrime. Attrice di gran talento fece parte di moltissime compagnie di sceneggiate, comiche e drammatiche; la troviamo, nel 1921, al teatro
San Ferdinando nella compagnia di Vincenzo Corbinci, dove recitò alcuni drammi di
Mastriani De Lise e Minichini (l'anno dopo anche il fratello
Eduardo le si affiancherà in questo genere di spettacoli). La vedremo, ancora acclamata, nella
Cafiero-Fumo dal 1926 al 1927, insieme con il marito
Pietro Carloni, in questa compagnia vestiva i panni di attrice comica con la stessa naturalezza che l'aveva contraddistinta nei drammi di Mastriani e De Lise. Oltre che in teatro, la Grande Titina lavorò moltissimo in televisione e nel cinema. Anche nel cinema, prima con i fratelli e poi con il grande
Totò, seppe far valere tutta la sua bravura artistica, godendo dei favori del pubblico e della critica. Scrisse anche delle poesie molto belle e dei lavori teatrali apprezzabili, tra i quali: Mariantonia e l'educazione, Era lei si, si (nel
1929), Vih cha m'ha cumbinato sorema (nel 1930) e Virata di bordo (nel 1960).
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