Gli Attori > Giuseppe Pironi


Il più grande 'Nfame che abbia calcato le scene del teatro di Pontenuovo rispondeva al nome di Giuseppe Pironi. Povero don Peppino: tutte le sere puntualmente preso di mira dalla rabbia del pubblico che in lui riconosceva il male abietto, il tradimento, l'insidia, la vigliaccheria, la tentazione, la ...'nfamità. Il Nostro aveva iniziato a recitare drammi in lingua al teatro del Fondo, e poi al Fiorentini con l'indimenticabile Tommaso Salvini che, dopo averlo visto all'opera nella parte di Jago nell'Otello, ebbe a dirgli: «Non ho trovato mai un Jago più crudele di te !» Memorabili rimasero alcune sue interpretazioni, che gli costarono l'ira furente del pubblico, che in un eccesso di impeto arrivò a tirargli addosso oggetti vari e tutto quanto poteva capitare sotto mano. Inoltre egli veniva spesso redarguito dal pubblico, con frasi del tipo: Piro', ferniscela, ca é meglio pe' tte oppure, 'nfame, carogna, he' 'a iettà 'o sango ed ancora, t'aggia aspettà 'a parte 'e fore. Non di rado il grande Federico dovette intervenire in sua difesa per evitargli il peggio come in una sera nella quale il nostro don Peppino rimase assediato all'uscita del San Ferdinando. Il pubblico era furente, volavano parole grosse e pericolose minacce. Intervenne allora il buon Stella che, dopo un lungo discorso fatto alla folla, riuscì a calmare i bollenti spiriti, e cosi il vecchio Pironi poté far ritorno a casa incolume. In don Peppino Pironi molti intravedevano la personificazione del male, della cattiveria, della perfidia, della tentazione, del tradimento, e quando si voleva offendere qualcuno, si so leva dire: «Sì cchiù 'nfame 'e Pironi» Figuratevi il buon don Peppino, che a queste affermazioni, era stato talvolta presente, che cosa doveva provare, egli che nella vita era addirittura incapace di concepire il male. Nelle sue dichiarazioni c'era tanta rassegnazione, riporto qui di seguito, ed integralmente, un passo tratto da Napoli col suo manto di sole del compianto Adolfo Narciso: «L'arte del Pironi nel ruolo difficile del briccone fu inarrivabile ! Nella tragedia sacra La passione e morte di Gesù l'attore insigne faceva fremere l'uditorio, interpretando l'odioso personaggio di Giuda. In una di tali rappresentazioni che precedettero la Pasqua, il povero Pironi la scampò per miracolo : alla scena impressionante del tradimento, quando Giuda guidando i pretoriani nel Sinedrio, abbraccia e bacia il Maestro per indicarlo, giusta la promessa convenuta, un grido di orrore partì dalla platea : e il Pironi fu letteralmente subissato di ingiurie da una platea scatenata. Un signore, addirittura rosso di collera, sporgendosi da un palco laterale, gli scaraventò il suo bastone, gridando: Traditore, vigliacco, miserabile ! Il grande artista, addolorato e avvilito, riparando tra le quinte e volgendo gli occhi al cielo, sospirò: «Quale crudele ruolo il mio ! ... sono questi gli applausi del tiranno» Quando Giuseppe Pironi, 'O 'Nfame per eccellenza, si ritirò dalle scene, alla stregua di molti attori di quella epoca, dovette affrontare la povertà e gli stenti. Egli era sempre stato un uomo riservato, fondamentalmente timido. Basti pensare che quando conduceva , con se,a teatro la moglie e la figlia, le faceva occupare gli ultimi posti della platea, non nelle poltrone, ma sulle sedie di legno poste in fondo al teatro. Quanto gli costava rivestire quei ruoli di cattivo, lui che aveva un animo nobile ed un cuore sensibile. Lui che, al contrario di tutti gli altri attori, quando recitava nelle sue serate d'onore anziché intascarne i proventi, li distribuiva ai poveri napoletani. Rimasto vedovo si trasferì a casa della figliola, ma poco tempo dopo fu costretto a lasciare anche quel luogo perché don Peppino amava moltissimo i gatti e avrebbe desiderato tenerne in casa diversi e questo non stava bene alla figliola ed al genero, per cui preferì andarsene altrove. I mezzi di sostentamento gli venivano dalla bontà d'animo di quanti lo avevano conosciuto, ed in particolar modo dalla famiglia Golia che periodicamente provvedeva a passargli un vitalizio. Gli ultimi giorni della sua vita li trascorse presso alcuni nipoti in quel di Secondigliano, in completa solitudine ed avendo come unici compagni quei gatti randagi ch'egli amava tanto e che sembrava fossero i soli che gli mostrassero un pò d'affetto e di tenerezza. Giuseppe Pironi morì ottantenne, povero , solo e tra l'oblio generale. Egli «'Nfame afforza» , dal cuore buono lasciava questa terra esalando l'ultimo respiro in un lurido sottoscala in una gelida notte invernale, mentre già si preparavano i cartelloni che preannunciavano al teatro di Pontenuovo «La cantata dei pastori», l'opera di Andrea Perucci, che lo aveva visto tante volte acclamato ed odiato protagonista.

 

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