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Federico Stella
Federico Stella

Molti attori possono dire di essere figli d'arte o di essere nati per il teatro ma, sicuramente, non sono tanti quelli che possono affermare di essere nati nel teatro. Uno dei pochi fortunati che é venuto a trovarsi in questa condizione é stato sicuramente Federico Stella. Una sera del 1842 la madre di Federico , Gaetana Amato, attrice e ballerina del teatro Sebeto (gestito in quei tempi dall'impresario Falanga) nella parte finale dello spettacolo, nell'atto di ballare uno di quei passi detti Furlana, cadde in una di quelle botole del palcoscenico. Donna Gaetana era, purtroppo, incinta di sette mesi, per cui un pò per effetto della caduta ed un pò per la paura, mise al mondo prematuramente il bambino. Il padre di Federico, Francesco, detto Ciccio, era un acclamato Pulcinella nato nel 1799 da Enrico, colonnello Borbonico. Ciccio Stella si rivelò prepotentemente nel mondo dello spettacolo, nel 1835, allorquando vestì i panni di Pulcinella nella commedia di Raffaele Santelia, Li spirete de Mondragone al teatro Sebeto. Più tardi, e sempre al Sebeto, don Ciccio interpretò tra le altre, Le graziose avventure di Pulcinella Passa guaje, dove rivelò innate doti acrobatiche e, creò un Pulcinella un pò particolare, che sarà poi ripreso dal grande Pasquale Altavilla. Ciccio Stella interpretò diverse commedie di Altavilla, tra cui; Il Giubilo del popolo napoletano, dove l'autore voleva festeggiare la Costituzione del 1848, e le 99 Disgrazie di Pulcinella . Figlio di cotanto padre, Federico, sentì dentro di sé, prepotente, il richiamo del teatro, e così, la sera del 15 luglio del 1862, al teatro Sebeto, esordì nella commedia del grande "Zì Pascale" Altavilla, Don Ciccillo a la fanfarra. Il padre di Federico, don Ciccio, contrasse una grave malattia, che lo portò alla morte per cui, il Nostro, fu costretto, suo malgrado, ad indossare il bianco camice di Pulcinella. Ma la maschera di Pulcinella calzava troppo stretta al nostro Federico, sia perché poco incline al ruolo comico e sacrificato del Pulcinella, sia per un fatto di superstizione. Perché, come tutti i bravi napoletani, Federico era superstizioso, per cui non dovette sembrargli di buon augurio indossare la maschera del padre, peraltro ancora malato. Ma ciò che rafforzò in lui la volontà e la determinazione a disfarsi della maschera di Pulcinella, che pure aveva reso celebri tanti uomini, fu la sua amicizia con Raffaele Negri.  Don Raffaele si era reso conto delle nascoste doti e della potenzialità del giovane Federico, per cui era ben consapevole del fatto che lo Stella avrebbe potuto rifulgere in un repertorio prettamente drammatico, un repertorio che mettesse in evidenza le caratteristiche dell'imberbe attore. Fu così che Federico Stella si unì alla compagnia del famoso Gennaro Pantalena, valido attore più volte scritturato da Eduardo Scarpetta,


Locandina Teatrale del 1916

con il quale effettuò un lungo giro per i teatri di provincia, nei quali rappresentò tutto ciò che di rappresentabile era possibile. Federico passò con gran naturalezza dai Vaudevilles ai drammi, dalla tragedia al comico, riscuotendo ovunque egualmente grande successo. Anche Federico Stella si cimentò a scrivere alcune opere, peraltro, accolte calorosamente dal pubblico del teatro di Pontenuovo, incominciando proprio con Rosella la spigaiola del Pendino,nel 1892. Altre opere scritte da Stella furono: Caterina la pettinatrice di San Giovanni a Carbonara (1893), La bella di Portacapuana (1895), La figlia del gatto (1899) e Graziella la lavandaia di Antignano (1902). Fecero parte del repertorio Stella tantissimi lavori e tutti validi, come Il cretino della montagna di Grangé Thiboust, dove il Nostro sostenne una bellissima parte tra il grottesco, il drammatico ed il commovente. I Rantzau di Chatrian e Erkmann, che per il passato avevano registrato solo insuccessi, con lui e con il bravo Artale, ebbero il loro meritato il loro meritato successo. Poi ancora, Compare Pietro di Bernardini, Capolavoro del delitto di G.P. Perrone, Il campanile maledetto ,  delitto degli altri entrambi di Arrighi, ed un'altra marea di lavori validissimi. Solo successo, fama ed onore ci furono nella carriera di Federico, che vide ancor più premiati i suoi sforzi e la sua abnegazione per il teatro ( pensi il lettore che Federico, entrava in teatro alle ore 12 pomeridiane, per uscirne non prima di mezzanotte ) ,leggendo sulla gazzetta ufficiale n.248 del 20 ottobre 1896, quanto di seguito riportato: "Sua maestà si compiace di nominare, nell'ordine della Corona d'Italia, su proposta del ministro degli interni cavaliere ...Stella Federico ...". Una vita spesa per il teatro non valse ad assicurargli una vecchiaia tranquilla e, sebbene il figlio Francesco fosse un impiegato della Società Italia di Navigazione, quel poco che gli era necessario gli veniva da un vitalizio, di lire 25 alla settimana, che Salvatore Golia gli aveva voluto assegnare spontaneamente, in riconoscenza del suo fulgido passato artistico. Il Dito di Dio si era ritirato dalle scene, ormai vecchio e stanco ed in più quell'inverno del 1927 era stato più rigido del solito ed il suo stato di salute, già minato dalla bronchite cronica, si aggravò improvvisamente. La vista, pian piano, abbandonava quei magnetici occhi celesti che per tanti anni avevano immobilizzato lo spettatore sulle poltrone dei teatri e, quasi cieco ad ottantacinque anni, si ritrovò relegato in un letto, ammalato e circondato solo dai ricordi di un passato artisticamente eccellente. Era appena spuntato un debole sole, in quel triste mattino del 25 febbraio del 1927 quando Federico Stella, il Dito di Dio, capì che era arrivato la sua ora. 


In "Ombre"
di Mastriani

Chiamò accanto a sé la figlia Maria ed il suo amato figliolo Francesco, per dar loro l'ultimo bacio e passò nel silenzio della sua stanza le ultime ore della sua vita. La morte lo colse nel suo letto, all'imbrunire, strappandolo per sempre agli affetti terreni. Moriva così, in una squallida casetta di via Cesare Rossarol 112, l'uomo che per più di quarant'anni era stato signore indiscusso delle scene del teatro San Ferdinando. Una folla commossa accompagnò il feretro di Federico Stella, nella sua ultima passeggiata per le strade dell'affollato quartiere Vicaria, per quelle strade che lo avevano visto tante volte salutato , con rispetto, benvoluto come era da tutti, per quei luoghi a lui tanto cari, come il caffé Aciniello, dove puntualmente ogni giorno egli prendeva il caffé circondato dagli attori della sua compagnia, prima di recarsi in teatro. E quel pubblico,che lo aveva applaudito per tanti anni si strinse, ancora una volta attorno a lui con un ultimo abbraccio, per tributargli un estremo, interminabile, fragoroso applauso. Il popolo napoletano é caldo, passionale, sanguigno, vive intensamente le altrui emozioni, ha il cuore indifeso, per cui facilmente si lascia colpire, soffrendo o gioiendo per situazioni che si sviluppano al di fuori del suo intimo, ma che coinvolgono la sua sfera emotiva.

 

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