I Miei Napoletani > Notar Trinchera


Precisamente 260 anni fa, nel 1727, l'albo dei notai della città di Napoli si arricchiva di un nome che nel corso dei secoli sarebbe divenuto famoso Pietro Trinchera. Nato nel 1708, ed avviato agli agli studi giuridici, Trinchera non disdegnò la cura del bello e dell'arte, prediligendo nella sua scelta il teatro. Il suo primo lavoro teatrale fu la "Moneca fauza" scritta nel 1726 col sottotitolo "La forza de lo sango". Seguirono altri lavori teatrali come "La gnoccolara", nel 1733 e "Notà Pettolone", nel 1738. 
Ma la sua prolificità artistica non si arrestò con questi pochi testi teatrali,perché nella sua ricca produzione troviamo oltre 40 libretti per le musiche di valenti autori come: Calandro, Cecere, Conforti, Gomez, Latilla Porpora e Carasale. Ma il comun denominatore delle opere del nostro notaio é l'audacia di cui erano ricche i suoi lavori nonché l'ironia e la sagacia con la quale attaccava le istituzioni politiche e l'ipocrisia religiosa. Fu proprio l'audacia de' "La Tabernola abentorosa, addedecato a lo muto lustro segnore d.Ghiennaro Finelli avvocato napoletano", firmata col pseudonimo di Terenzio Chirrap che gli costò, nel 1741, la fuga precipitosa dal monastero di Monte Oliveto, dov'era stata data la prima dell'opera e che lo tenne lontano per circa un anno. Ritornato a Napoli divenne impresario del teatro Della Pace prima e, poi, dal 1747 al 55 del teatro Dei Fiorentini. I suoi scritti satirici, mordaci e le conseguenti offese alla chiesa, come afferma Scherillo o i suoi dissesti finanziari, a detta di Benedetto Croce, gli costarono nel 1755 la fuga nella chiesa di S. Maria del Carmine dalla quale fu poi arrestato e tradotto nelle carceri del Ponte di Tappia, dove la sera del 10 febbraio, in preda allo sconforto e alla paura, si tagliò l'addome con un coccio di piatto.


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