Pietre Miliari > L'illuminazione elettrica a Napoli


La città di Napoli, sebbene fosse stata capitale di un regno, non fu mai all'avanguardia nelle innovazioni tecnologiche del progresso industriale. Basti pensare che nel 1840 a Napoli, dopo 28 anni di distanza da Londra e 25 da Parigi, veniva creata la prima illuminazione pubblica stradale a gas. Questa pubblica illuminazione era però limitata ai soli quartieri di Chiaia e Toledo, cosa ancora più incredibile fu che la gestione venne affidata ad una società francese, ignorando le risorse locali di uomini e industrie. La cosa diventa ancora più assurda quando si pensa che un napoletano di nome Laudato Carafa, nel 1662, curò l'illuminazione stradale di Parigi. Con l'invenzione, da parte di Antonio Pacinotti nel 1864, della dinamo che trasforma l'energia meccanica in energia continua e viceversa, l'intero ingegno umano rivolge tutti i suoi sforzi a questa nuova forma di energia. Nel 1879 c'è la prima applicazione dell'energia elettrica nel campo dell'illuminazione, grazie anche ad Edison che inventa la lampadina ad incandescenza con filamento di carbone. Nel 1883 viene costruita in Italia, a Milano, la più importante centrale elettrica, tanto da attirare scienziati da ogni parte della terra. Inizialmente questa centrale servì per illuminare Via Santa Redegonda a Milano. Dopo soli 5 anni l'energia elettrica arriva nella città di Napoli. Il tutto accadde una sera del 1888 ad opera del Duca di Marigliano, a quel tempo proprietario del teatro Sannazzaro a via Chiaia. Per l'occasione intervennero Nicola Amore, sindaco di Napoli , gli assessori Gennaro Brancaccio Principe di Ruffano e il commendatore Antonio Capecelatro, in più tra gli ospiti d'onore c'era anche Eduardo Scarpetta. Si dava lo spettacolo "'A nanassa" e durante l'intervallo, tra il primo ed il secondo atto, tutto il teatro fu illuminato a luce elettrica, destando in molti stupore e meraviglia, tanto che il bravo Don Felice Sciosciammocca , seduta stante, improvvisò un gustosissimo discorsetto. 

Il merito di tutto ciò andava al Duca di Marigliano che a sue spese costruì quella centrale, della potenza di 10 Kw, per illuminare il suo teatro. I negozianti della bellissima Via Chiaia chiesero il permesso di usufruire di quell'impianto per illuminare le loro vetrine, purtroppo ciò non fu possibile data la scarsa potenza della centrale. A brevissima distanza altri teatri, come il Bellini, o alcuni circoli privati, come il circolo Nazionale, ebbero la loro illuminazione elettrica. Nel 1890 furono illuminati la galleria Umberto ed il teatro San Carlo. Bisogna aspettare, però,fino al 1897 per vedere le strade di Napoli illuminate dalle lampadine di Edison. Nel 1897 la città di Napoli stipula, con la Società Generale per l'Illuminazione, un contratto per la illuminazione delle strade , a partire da piazza San Ferdinando, via Chiaia, via dei Mille, piazza dei Martiri, e fino al corso Principessa Elena. Un secondo raggruppamento prevedeva in un momento differito, di illuminare da piazza Cavour a via Santa Brigida, mentre l'ultima fase comprendeva le strade che andavano dal corso Garibaldi a via Foria. Il discorso è, invece, totalmente diverso per quel che riguarda l'illuminazione delle case private, in quanto essa non è mai avvenuta in una data ben precisata, ma il suo avvento è stato scaglionato nel tempo, e nei modi. Questo scaglionamento fu anche dovuto alla ripartizione, da parte di società distributrici di energia elettrica, della città di Napoli in zone di azione. 

Potremmo, così affermare, che per quanto riguarda la illuminazione di strade e case private, non vi fu mai inaugurazione ufficiale.
 

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