Pietre Miliari > La Cantata dei pastori


La cantata dei pastori o, Il vero lume tra le tenebre o La nascita del verbo umanato fu scritta nel 1698 dal commediografo siciliano Andrea Perucci, con lo pseudonimo di dottor Casimiro Ruggiero Ugone ed appena un anno dopo, nel 1699, fu rappresentata per la prima volta. Andrea Perucci, alias Casimiro Ruggiero Ugone nacque a Palermo il primo giugno del 1651, ma dopo poco tempo si trasferì a Napoli. Quivi giunto, si dedicò allo studio delle lettere e del diritto, per poi divenire un apprezzato commediografo. Iniziò questa sua attività per il teatro di san Bartolomeo che dal 1678 gli diede l'incarico di tradurre ed adattare, nonché di curare la messa in scena di un nutrito numero di opere francesi, adattandole ai costumi ed ai gusti del popolo napoletano. Egli scrisse numerosi drammi e compose bellissimi versi, sia in latino che in lingua. Morì a Napoli il 6 maggio del 1704.
Quando Andrea Perucci scrisse Il verbo umanato, non poteva presupporre che la sua opera diventasse quasi immortale e che venisse rappresentata da un imprecisato numero di compagnie e in tantissimi teatri, né che sarebbe stata sottoposta a mille manipolazioni, come in effetti avvenne, per circa 200 anni.
Infatti, per più di due secoli e fino all'ultima guerra, il Natale , nella città di Napoli, non si preannunciava con luminarie o festoni, o col suono delle zampogne,né veniva a crearsi quella atmosfera caratteristica, che é propria di questa festività: niente di tutto questo. Il Natale lo si leggeva sui muri della città ed in particolar modo, sui cartelloni che la tipografia di Salvatore Golia faceva apporre per tutta la città di Napoli, e che preannunciavano, per la sera del 24 dicembre, la rappresentazione della Cantata dei Pastori. Tutti i teatri di Napoli, alla vigilia sospendevano le rappresentazioni si fa per dire profane , per mettere in scena La Cantata dei Pastori. Per lo più erano compagnie filodrammatiche a rappresentare «Il verbo Umanato», ma non mancò l'apporto di valenti professionisti che si cimentarono con l'opera di Andrea Perucci e tra gli altri, ci fa piacere ricordare Federico Stella, Michele Bozzo e anche Giuseppe De Martino.
Tra i tanti filodrammatici ad esibirsi nella Cantata, la parte del leone la fece uno scaricante portuale, che fin dal 1880, per queste rappresentazioni natalizie, veniva ingaggiato dalla compagnia di Luigi Menzione per vestire i panni di Uriel ed in seguito quelli del burbero e maligno, ma sfortunato, Belfagor, al teatro San Ferdinando: Antonio Dei Cangiani, detto 'Ntuono d''e Cangiane. Col passare degli anni, «La cantata dei pastori», venne più volte manipolata, cambiarono molte scene e fu anche inserito un nuovo personaggio.
Quest'ultimo arrivato, corrisponde al nome di Sarchiapone, barbiere napoletano emigrato in Galilea per sfuggire alla giusta punizione inflittagli per aver commesso, in quel di Napoli, un efferato omicidio. L'opera, la cui vicenda ricca d'intrecci si avvale di un susseguirsi di colpi di scena, si compone di un prologo e tre atti, con nove personaggi, quattro diavoli ed un coro di angeli.
I personaggi sono: Maria Vergine, Giuseppe suo sposo, l'Arcangelo Gabriele ed il suo rivale , il diavolo Belfagor, un pastore di nome Armenzio, ed i suoi figlioli Cidonio e Benino, un gentile pescatore di nome Ruscelio ,il vagabondo napoletano Razzullo ed il barbiere Sarchiapone, tema del lavoro: La natività.
 

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