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Pietre Miliari > Il Teatro di Eduardo Scarpetta |
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Il teatro di Scarpetta
vede un gran numero di Vaudeville e Pochades francesi rielaborate. Egli tradusse
Meilhac, Halevy, Hennequin, Bernard e molti altri ancora. Infatti le
commedie da lui tradotte sono più di settanta e tutte adattate a quelli che
erano i gusti teatrali di quell'epoca. Tra le più famose ricordiamo: Tetillo Lo scarfalietto
Li nepute de lu sinneco No turco
napolitano 'Na santarella. Furono ventinove,
invece, le sue produzioni originali, tra le quali mette conto ricordare: Tre cazune furtunate
E' buscia o è verità La nutriccia Lu
curaggio de no pumpiero Miseria e Nobiltà Eduardo
Scarpetta ebbe a dire: «Io sostenni, sostengo e sosterrò sempre che
dati i costumi,l'indole e le tradizioni del nostro popolo, non è possibile
qui, a Napoli, altro teatro che non sia il comico; e dimostrai che tutti i
tentativi e gli esperimenti fatti per un teatro diverso da quello puramente
comico erano tutti miseramente falliti». In effetti, questo è vero,
tutti coloro che avevano tentato di imporre un'alternativa al teatro
pochadistico dello Scarpetta avevano ben presto abbandonato l'impresa,
ripiegando sul collaudato repertorio comico. Essi sostennero che non
poteva avere lunga vita quel tipo di teatro, date le aspirazioni culturali dei
napoletani. Quali furono i motivi scatenanti di questa appassionata
guerra ? Cerchiamo, insieme, di ripercorrere le tappe di questa disfida
culturale. Da una parte si schierarono tutti i più grossi critici di
quell'epoca, Forser, Martini, Di Giacomo, Scarfoglio,
Serao, Costagliola e
Chiurazzi, insomma la Napoli intellettuale,tutta contro un uomo solo: contro
Eduardo Scarpetta !1 I salotti crociani e digiacomiani erano fautori di
un teatro nuovo, fatto di vita reale, quella di tutti i giorni. Essi
affermavano che il vero teatro dialettale era fatto di quei sentimenti di cui i
figli di Partenope andavano fieri. I riferimenti, chiari ed
inequivocabili, erano rivolti al repertorio che don Eduardo traeva da pochades e
vaudevilles francesi ed ai miseri tentativi compiuti dallo Scarpetta di creare
commedie originali. Il teatro dialettale d'arte muoveva a Scarpetta anche
una accusa circostanziata e cioè quella di essere ignorato dal più grande
interprete teatrale, dal più preparato attore e formidabile direttore e per
questi motivi,i fautori di questo teatro, facevano cadere tutte le colpe del
fallimento su Eduardo Scarpetta. Perché Scarpetta ripudiava quel teatro,
quale era il suo pensiero ? Il superbo Sciosciammocca incolpava gli
autori di quel genere di teatro di "Stiticità" ed affermava che
nessuna compagnia teatrale poteva, con profitto, usare quel repertorio. Insisteva
sul fatto che il discorso di questi autori era null'altro che semplice retorica
e che la realtà era ben altra. La realtà era Lui ! Questa
delirante affermazione fece precipitare nel più profondo ed angoscioso
sconforto Salvatore Di Giacomo che, con un ultimo respiro, pronunciò: «...sicché
a Napoli non abbiamo che due generi di teatro: quello di Federico Stella
a base di fattacci e di sangue e quello di Scarpetta tratto da pochades
francesi. Quanta miseria !» Evidentemente il grande poeta, autore di
stupende liriche, volutamente ignorava la grande frattura esistente tra le due
più grandi classi sociali napoletane: il popolo e la borghesia. La
classe popolare, date le sue abitudini ed il suo tenore di vita, non poteva far
altro che frequentare il popolare teatro San Ferdinando a Pontenuovo, ove agiva
la compagnia di Federico Stella; la borghesia partenopea trovava, invece, la sua
delizia ed il suo spasso soltanto nelle geniali trovate del Felice
Sciosciammocca. Ed il resto ? Il resto era veramente tanto poco. Qualcuno si chiederà: allora, dov'è la verità ?
Come sempre, essa
si trova nel mezzo e fu il grande Benedetto Croce che la evidenziò una volta
per tutte, affermando che non esistono forme teatrali o tendenze, ma solo: «...individui
dotati di genialità artistica, e questi, secondo i loro temperamenti, faranno
arte comica o arte tragica, faranno ridere o faranno piangere. ...quando gli
artisti veri spariscono, decade il relativo teatro» Ecco tutto. A
dispetto di ogni relativa considerazione e definizione di forme teatrali, il
repertorio di Eduardo Scarpetta, ancora oggi, viene rappresentato con successo
da compagnie di professionisti come De Filippo, Mario
Scarpetta, Giacomo Rizzo, la compagnia di Cecchi, e di molti altri ancora, oltre che numerose
compagnie di dilettanti. |
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