Società > Masaniello

 


Masaniello

Il 16 luglio del 1647, sulla spiaggia antistante il golfo di Napoli, fu rinvenuto un cadavere privo della testa. Esso non fu rimosso ma fu lasciato lì ad imputridire, segno che quel corpo poteva appartenere al più bieco degli uomini, al più sanguinario degli assassini e, di peggio, non mi sovviene. Di chi era quel corpo ? Era di tale Tommaso D'Amalfi di Francesco e di Antonia Gargani, nato a Napoli il 29 giugno del 1620. Quindi Tommaso non era amalfitano come molti hanno sostenuto, ma napoletano verace di piazza Mercato dove svolgeva la sua attività di pescivendolo. Era sveglio, veloce di mente e di parola, sapeva arringare la folla e trascinarla con se, insomma poteva essere un capopopolo a tutti gli effetti, e lo fu, ma senza gli effetti ! In quel periodo la città di Napoli viveva l'epoca vicereale ed il Viceré di turno era quel duca D'Arcos, tanto inetto quanto sanguinario; Tommaso, detto "masaniello", ormai ventiseienne e sposato con Bernardina Pisa, oltre a fare del contrabbando, il pescivendolo e a praticare l'arte dell'arrangiarsi, si era arrogato il compito di istruttore degli Alardi, un gruppetto di lazzaroni organizzato a guisa d'esercito per combattere il Vicerè. Masaniello prese a frequentare prima l'abate Pirone (abate di nome ma non di fatto, oggi lo chiameremmo sicario), e poi don Giulio Genoino, strenuo difensore delle classi povere. Accadde che, la sera del 24 dicembre 1646, i lazzari assalirono il duca D'Arcos chiedendo l'abolizione delle gabelle che fu subito accettata dal vile Viceré che corse subito a rifugiarsi a Palazzo. Lì, però, s'accorse che non poteva mantenere la parola data senza far torto ai nobili napoletani, per cui, come si suol dire, prese tempo. 


Masaniello (De Fabio)

Ma la situazione precipitava sempre più, fino al mese di giugno quando, dopo i fatti di Messina e Palermo dove furono abolite le gabelle, anche a Napoli il popolo si sollevò. Il 7 luglio del 1647 i lazzari si sollevarono e dopo scaramucce in piazza mercato, guidati da Masaniello, assaltarono la reggia dove pretesero ed ottennero il desiderato. A questo punto entrò in scena don Giulio Genoino che, convinto di potersi servire di Masaniello, prese in mano le redini della rivoluzione. Masaniello fu nominato capo del popolo ma, essendosi fatto un gran numero di nemici e detrattori per il suo modo di comportarsi, la situazione non tardò a sfuggirgli dalle mani e, dopo un attentato, ad opera del duca di Maddaloni prontamente sventato, si compì il suo destino. Il 16 luglio Masaniello irrompe nella chiesa del Carmine, arringa ed accusa il popolo in modo sconclusionato, la folla gli è addosso, Tommaso scappa ma, prontamente raggiunto, viene fatto segno di numerosi colpi d'arma da fuoco, stramazza a terra. Dopo essere stato decapitato, il suo corpo viene abbandonato sulla spiaggia. Ben presto, il popolo, si rese conto dell'errore commesso e, recuperato il corpo di Tommaso d'Amalfi gli dette sepoltura nella chiesa del Carmine dove rimase fino all'ultima onta ad opera di Ferdinando IV di Borbone che ne fece sparire le spoglie.


Piazza Mercato

 

Torna indietro

 

Realizzato da NapoliWeb ® S.r.l. - Tutti i diritti riservati © 2001

 

Torna alla Home Page