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Il castello, chiamato anche Vicaria, oggi sede del tribunale, fu edificato dai Normanni nel XII secolo. In seguito fu ampliato dagli Svevi, e fu sede reale degli aragonesi fino al '400. L'ingresso è situato al lato opposto della piazza omonima, e sul portale è ancora visibile lo stemma della casa reale di Carlo d'Angiò. Di antico è rimasto ben poco, fatta eccezione per la Cappella della Sommaria. E' sede del palazzo di giustizia dal 1540. Il castello fu voluto da Guglielmo I, figlio di Ruggiero il Normanno. La sua costruzione fu ultimata nel 1154, pertanto è il più antico maniero partenopeo nel quale hanno regnato numerosi protagonisti della tormentata storia di Napoli. Nel periodo angioino, mentre i regnanti si trasferirono al Maschio Angioino, il Castello fu destinato ad ospitare principi reali e personaggi illustri che erano di passaggio a Napoli, fra cui anche Francesco Petrarca. Nel corso dei secoli il Castello fu ripetutamente ristrutturato, e durante il governo di Pedro di Toledo, fu destinato ad accogliere, tutte le corti di giustizia sparse per la città, mentre i sotterranei furono adibiti a carceri. Si accede al castello tramite un vasto corridoio, che conduce in un cortile circondato da portici, le cui arcate sono rette da pilastri tanto possenti da resistere a qualsiasi terremoto. I saloni del piano superiore contengono affreschi e pregevoli dipinti, alcuni dei quali vengono attribuiti a Pedro de Ruviales. Nel corso degli scavi effettuati nel 1858, furono trovati frammenti di iscrizioni lapidee, e ciò confermerebbe che in epoca greco-romana, in quella zona esistevano edifici di pubblica utilità come il Gynasium. Il ritrovamento postumo di tombe e vasi di terracotta, fa presumere che in seguito quell'area fu adibita a cimitero. Da segnalare, infine, che sul retro del Castello vi è la fontana del Formiello, costruita nel 1490 come abbeveratoio per i cavalli, e rifatta nel 1583 da Michele de Guido che vi appose gli stemmi del vicerè Pedro d'Aragona. La fontana fu così chiamata in quanto era alimentata dalle acque dell'omonimo acquedotto.

 

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