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La chiesa fu costruita durante i regni di Carlo I e Carlo II d'Angiò e
completata durante quello di Roberto. Nel 1287 vi fu fondato lo studio
dell'Ordine agostiniano. Gravemente danneggiata dal terremoto del 1456, tutto
ciò che resta della chiesa è una raffigurazione della città di Napoli di
Alessandro Baratta (1629), in cui la chiesa ed il campanile mostrano ancora le
forme gotiche, e le preziose strutture della Sala capitolare. Nel 1641 i Padri
ne iniziarono la ricostruzione affidandola all'architetto Bartolomeo Picchiatti,
ma i lavori furono sospesi nel 1697. Di questa fase oggi sono visibili la navata
centrale con ampie colonne corinzie, il rivestimento in marmo, piperno e mattoni
del campanile, ed il contiguo chiostro a cui si accede oggi, del corso Umberto
I. Nel 1756 iniziarono i lavori per la crociera, i cui progetti furono eseguiti
dal padre teatino Giuseppe De Vita. La splendida cupola che mostra all'esterno
la sua curva ellittica e si conclude con l'alta lanterna fu progettata
dall'ingegnere regio Giuseppe Astarita. Il monastero fu soppresso nel 1865;
buona parte del complesso conventuale venne distrutta durante i lavori del
Risanamento; gli unici ambienti ancora visibili sono il chiostro maggiore (oggi
adibito ad aula dell'Istituto Universitario Navale), e la sala capitolare di
età angioina. Il chiostro su colonne di marmo , attribuito a Bartolomeo
Picchiatti e a suo figlio Francesco Antonio, cinto da balaustra, presenta
diversi materiali, sugli archi un 'inconsueta decorazione, mentre sul lato
orientale del chiostro si apre una porta ogivale di età angioina che dà
accesso alla Sala capitolare, ambiente duecentesco carico di memorie storiche.
La sala è a pianta rettangolare coperta da sei volte a crociera i cui costoloni
s'impostano al centro su due alte colonne marmoree e ai lati sono sostenuti da
dieci capitelli pensili che presentano forme vegetali ma anche umane (figura di
telamone) ed animali (l'aquila). Due dei capitelli, ornati agli angoli da figure
di aquile ad ali spiegate, sono di origine sveva. La chiesa è attualmente
chiusa e i lavori di restauro dopo il terremoto del 1980 sono interrotti.
Dipinti e sculture sono in deposito. L'interno della chiesa denuncia
l'impostazione tardo-barocca di Giuseppe Astarita, ma non mancano testimonianze
più antiche del monumento. L'abside raffigura il Santo fondatore dell'Ordine,
S.Agostino, nei momenti più importanti della sua vita, in due tele di Giacinto
Diano: la Conversione e il Battesimo. Dietro l'altare maggiore, inoltre,
sovrasta la grande statua in stucco di S.Agostino che calpesta l'Eresia tra
Carità e Fede, eseguita da Sanmartino, autore anche del gruppo scultoreo con
Santissima Trinità ed Angeli, sul timpano absidale. Inoltre, a Giuseppe
Sanmartino si devono i due busti in stucco di San Leone Magno e Sant'Ambrogio,
il primo sull'ingresso della sacrestia, il secondo sull'ingresso della cappella
Tufarelli. All'interno di questa cappella sono conservate opere di un raffinato
scultore, inquieto e romantico, Salvatore Caccavello che ha eseguito il
pregevole pulpito di marmo, al terzo pilastro destro e la predella con gli
Apostoli, mentre il grande Francesco Laurana vi eseguì la scultura che
rappresenta la Madonna col passero, oggi al Museo Civico di Castel
Nuovo.
In ogni caso il contributo più notevole alla decorazione pittorica dell'intera
chiesa è stato dato da Giacinto Diano: nella sacrestia ha eseguito la
Dedicazione del tempio di Gerusalemme, nella volta e, a sinistra dell'ingresso,
Davide che mostra al figlio Salomone i materiali per costruire il tempio di
Gerusalemme (1776). L'imponenza del classicismo romano si avverte osservando il
dipinto con la Deposizione sull'altare. Nella chiesa venne sepolto il celebre
musicista Nicola Jommelli (1714-1774) che aveva un fratello appartenente
all'ordine agostiniano. Lo ricorda un monumento marmoreo con busto bronzeo
erettogli in occasione del bicentenario della morte all'esterno della cappella
Tufarelli. Infine è da menzionare il culto dei morti praticato sino alla metà
degli anni '70 nel vasto ipogeo della chiesa, decorato da modesti dipinti murali
seicenteschi.
In piazzetta Salvatore Trinchese, addossata al lato sinistro di Sant'Agostino
alla Zecca vi è la piccola chiesa della Disciplina della Croce, nota come la Croce
a Sant'Agostino.
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