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Nel periodo della Controriforma (il Cinquecento) trionfava l'edilizia religiosa
per cui architetti designati per la progettazione delle chiese nel periodo del
vicereame di Pedro de Toledo furono il padre teatino Francesco Grimaldi, Giovan
Giacomo di Conforto e fra Nuvolo, i quali furono impegnati per lo più anche nel
secolo successivo. In questo periodo fu edificato il complesso conventuale di S.
Andrea delle Dame, oggi sede di un istituto della I Facoltà di Medicina. Mentre
la costruzione del monastero è stata attribuita al teatino Francesco Grimaldi,
la Platea ha rivelato quale autore Marco Palescandolo, coadiuvato da Valerio
Pagano, entrambi architetti teatini. La chiesa sorse nell'estremità
nord-occidentale del centro antico, in corrispondenza della primitiva acropoli
greca dove, lungo il corso dei secoli, dall'età ducale in poi, si stanziarono
numerosi altri conventi: S. Gaudioso, S. Aniello, S. Maria delle Grazie, S.
Maria
Regina Coeli e La Sapienza. Tutti insieme costituivano una vera e propria
cittadella. Per le difficili condizioni orografiche, fino al 1542 la murazione
difensiva rispettava ancora il tracciato delle mura greche che, dopo aver cinto
l'acropoli, proseguivano in rettilineo lungo il lato orientale della futura via
S. Maria di Costantinopoli; resti di questa murazione, come è noto, sono stati
trovati in piazza Bellini. Con il piano d'ampliamento di don Pedro de Toledo, le
mura, sempre a causa dell'orografia del suolo, furono spostate di poco verso
occidente, si aprì la porta detta di Costantinopoli e fu creata l'omonima
strada. Sorto secondo i canoni della Controriforma, il monastero fu fondato nel
1583 dalle figlie del notaio Palescandolo, Giulia, Laura, Lucrezia e Claudia che
divennero monache al tempo del vescovo Annibale di Capua. A lavori finiti
il convento era composto di quattro blocchi uguali con al centro il chiostro che
oggi è caratterizzato da filari di altissime palme. La chiesa era interna al
convento ed era isolata dalla strada per mezzo della sagrestia, andata
distrutta, per cui ora vi si accede direttamente dalla strada. Sempre nel
rispetto delle regole della Controriforma, è d'impianto rettangolare, e
presenta all'interno affreschi di uno di quei pittori che dopo il concilio di
Trento furono chiamati a rinnovare la tradizione iconografica: Belisario
Corenzio, le cui opere, nate con l'edificio e quindi ad esse strettamente
legate, consentono di chiarire la formazione di un artista nato in Arcadia e
giunto a Napoli nel 1570. Infatti, i colori vivaci e brillanti dei pochi
affreschi conservati (sulla parete d'ingresso, le Storie delle SS. Cecilia, Agata
e Lucia), fanno di lui un seguace delle tradizioni veneta e fiamminga e un
anticipatore dell'altro grande decoratore napoletano, Luca Giordano.
Al XVII secolo risale la decorazione del presbiterio, elemento di grande spicco:
a Dionisio Lazzari si deve il bellissimo altare (1676), in preziosi intarsi di
madreperla che danno cangiante luminosità alla decorazione floreale, a
Bartolomeo Ghetti il busto in altorilievo di S. Andrea e le due statue barocche
di San Tommaso di Villanova e Sant'Agostino, mentre è opera tardo
cinquecentesca la cornice marmorea con il Martirio di S. Andrea di Giovan Filippo
Criscuolo. Nel XVIII secolo continuarono i lavori decorativi della chiesa, in
particolare nel 1761, dopo la distruzione degli affreschi del Corenzio, sul
soffitto fu collocata la tela di Giacinto Diano, la Vergine tra S. Agostino e
Sant'Andrea Avellino.
Il monastero, soppresso durante il decennio francese, fu ripristinato nel 1818 e
definitivamente chiuso nel 1864 quando le monache si trasferirono presso il
convento agostiniano dell'Egiziaca a Forcella. In quello stesso anno fu demolita
la sacrestia e qualche anno più tardi il convento fu adattato a clinica. Oggi
la chiesa è sede della Confraternita di Maria SS. del Carmine e San Vincenzo
Ferreri degli Accenditori.
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