I Luoghi > Le Chiese > S.S. Apostoli


La chiesa dei S.S. Apostoli si erge dopo la piazza di Donnaregina, lungo il decumano superiore. E' stata fondata al tempo del vescovo napoletano Sotero, alla metà del V secolo d.C, ed oggi rivela il trionfo del gusto barocco napoletano, dopo essere stata lavorata da molti e quindi oggetto di modifiche e rimaneggiamenti. Nella prima metà del Cinquecento la chiesa era di proprietà della famiglia dei Caracciolo di Vico, ma presto fu ceduta ai Teatini (1574), sia per la devozione che la marchesa di Vico, Maria Gesualdo, aveva per quest'ordine, sia perché si voleva impedire che la Compagnia di Gesù - "piena di spagnoli" - ne prendesse possesso. La chiesa, di origine paleocristiana, fu modificata inizialmente con l'aggiunta di una sagrestia e di una cappella laterale al coro, ma non soddisfece le esigenze dei Teatini e dei nobili che la frequentavano, per cui si pensò di costruirla daccapo, affidandone i lavori al padre teatino Francesco Grimaldi, che riprese l'impianto tipologico della Controriforma, raccogliendo in un perimetro rettangolare il muro di fondo delle cappelle, il transetto e l'abside. La pianta della chiesa, dunque, è senza dubbio longitudinale, secondo i parametri delle vecchie basiliche paleocristiane. Dopo la morte di Grimaldi, dal 1627 i lavori furono affidati a Giovan Giacomo Di Conforto che diede alla chiesa l'impostazione barocca con l'introduzione di una soluzione fortemente animata (le cappelle ellittiche in sostituzione delle cappelle sferiche). La fabbrica della nuova chiesa si estendeva sull'atrio del vecchio edificio, incorporandone il cimitero che, nel 1627, fu sostituito da quello ricavato sotto la sagrestia attuale. La cripta fu consacrata molto dopo (1626), e si estende per tutta l'area della chiesa superiore, ma a noi è impedito l'accesso a causa delle precarie condizioni in cui si trova.
La facciata è liscia, con semplice intonaco; la parte centrale è sporgente rispetto alle ali, mentre sul portale d'ingresso tre lapidi riassumono la storia della vecchia e della nuova chiesa. La prima riprende la leggenda che ne attribuisce la fondazione a Costantino, accennando alla sua consacrazione da parte dell'arcivescovo di Napoli Ascanio Filomarino, il 10 ottobre 1649. L'epigrafe minore ricorda il patronato dei Caracciolo di Vico ed il restauro dei Teatini, mentre la terza ricorda il decreto di Francesco I che, nel giugno 1826, affidò la chiesa all'amministrazione del Pio Stabilimento di S. Maria Vertecoeli per salvarla dall'incombente rovina. Vi si accede attraverso una gradinata aperta su tre lati, fiancheggiata da una balustrata in piperno all'inizio sormontata da globi, ed ora quasi del tutto scomparsa. All'interno la chiesa è a pianta longitudinale con quattro cappelle laterali sormontate dalle maestose cupole ellittiche. L'ornamentazione pittorica dell'interno fu eseguita tra il 1638 e il 1646 da Giovanni Lanfranco. Inoltre, la cupola è fiancheggiata all'esterno dall'esile campanile, eretto nel 1638 da Bartolomeo Picchiatti; esso, eseguito in tre ordini dorici bugnati negli spigoli, si trova esattamente all'altezza del coro dal quale vi si accede.
Nel 1640 giungeva da Roma, nella chiesa dei S.S.Apostoli, l'altare di Francesco Borromini, tipico esempio di arte barocca, assoluta novità in una città ancora legata al linguaggio tardo-manieristico.
A lato della chiesa c'è il più vasto complesso che i Teatini abbiano mai posseduto, oggi sede del Liceo Artistico: il convento dei S.S.Apostoli, pure eseguito dal Grimaldi.

 

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