I Luoghi > Le Chiese > Gesù delle monache


Della chiesa e monastero del Gesù delle monache, del quale si ha memoria fin dall'anno 1507, si sa che fosse un umile casa di suore francescane, dove nel 1511 si recarono Lucrezia Capece e Antonia Monforte terziarie Clarisse di San Girolamo, per fondarvi un monastero di perfetta osservanza di Clarisse, ed ottennero molte sovvenzioni dalla Regina Giovanna III, ultima moglie di Ferrante d'Aragona e sorella di Ferdinando il Cattolico. La pia regina aveva il disegno di edificare un grande monastero di francescane con chiese sacre all'Immacolata; ma prevenuta dalla morte il 9 gennaio 1517, lasciò disposto per testamento quanto occorreva per la fabbricazione, ordinando che nella tribuna della chiesa si costruisse un reale sepolcro per collocarvi il suo corpo insieme con quelli di Alfonso I, e dei due Ferrante, che erano in San Domenico; e di più che si fabbricasse una cappella di detta chiesa, dove si trasferisse dalla Trinità di Valenza il corpo di Giovanna Scandarebech con un quadro della Vergine; e finalmente che il nuovo monastero capace di 63 monache, fosse diretto da frati di Santa Maria la Nova, nella chiesa dei quali precariamente si deponesse il suo corpo; assegnò all'uopo moltissima eredità, specialmente la starza di Somma Vesuviana. Il 17 agosto del 1518 morì Giovanna IV figlia di Lei, e moglie di Ferrante II, ordinando che fosse sepolta nella detta chiesa da costruirsi, e precariamente in San Domenico; insomma il nuovo tempio era destinato a deposito dei reali Aragonesi. Ma quel testamento non fu mai eseguito, forse per mancanza di fondi e feudi, distratti dopo cessata la dinastia aragonese e ad onta che le suore avessero più volte fatto reclamo a Carlo V, nulla mai ottennero; e però nel 1582 sia il tempio che il monastero furono edificati dalle fondamenta dalla famiglia Montalto. Un secolo dopo fu fatto il frontespizio, poco artisticamente condotto, e la parte interna fu adorna, come ora si vede, col disegno del Guglielmelli. Ivi il più bel momento è il maggiore altare che merita speciale considerazione; a tela della Circoncisione é di Cesare Turco; e quel bambino sull'architrave è del Giordano; il quadro nella cappella di santa Chiara è del Solimena, i laterali sono del De Matteis. In questa chiesa in luogo ignoto riposano le ceneri di G. Bernardo Lama.    

 

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