I Luoghi > Le Chiese > Basilica di Santa Restituta


Dalla navata sinistra del duomo si accede all'antica basilica paleocristiana di Santa Restituta, l'originaria sede vescovile fondata nel IV secolo dall'imperatore Costantino, forse sul luogo di un tempio pagano dedicato ad Apollo. L'antica basilica aveva cinque navate, ma gli angioini, trasformando in cappelle le due laterali, le ridussero a tre e, con la sovrapposizione del nuovo edificio, ne demolirono diverse campate e la stessa facciata. Allo stato attuale, dopo i restauri del 1972, l'interno conserva ancora traccia della struttura paleocristiana nella larga navata centrale, mentre trecentesca è la sopraelevazione del pavimento al livello di quello della nuova cattedrale, che solo in qualche punto lascia scorgere, più in basso, quello originario a mosaico. Tutto il resto è stato costruito dopo il terremoto del 1688, che danneggiò completamente la basilica. Il progetto d'insieme spetta all'architetto e scenografo Arcangelo Guglielmelli, che ideò volute, finte prospettive e il nuovo arcone trionfale, dipingendo, inoltre, di sua mano la prospettiva e colonne sulla cantoria. Dello stesso periodo, ma rifatto più volte, è forse il soffitto a volute, mentre è del Giordano la grande tela centrale con "Il corpo di Santa Restituta spinto su una barca dagli angeli verso Ischia". Inoltre, il panneggio in stucco dell'arco trionfale con gli angeli che lo mantengono sono di Antonio Disegna e, nella navata centrale, i diciotto tondi con le figure di Cristo, la Vergine e gli Apostoli sono opera di Francesco De Mura. In fondo l'altare, ricomposto nel 1949, è tenuto da coppie di grifi, mentre risale probabilmente al periodo tra XI e XII secolo l'affresco originario con la Deesis del Salvatore, cui la basilica era dedicata prima che vi fosse legato il nome della santa martire africana protettrice di Ischia. Esso fu realizzato da un pittore di cultura bizantina che ideò anche l'alternanza fra le teste dipinte su tavola e incassate nella muratura - ne sopravvive solo quella del Cristo - e i corpi dipinti a fresco. Ma dell'opera restano solo l'angelo e il cielo azzurro, i simboli frammentari degli evangelisti e la gigantesca figura del Cristo in mandorla. Tutto il resto è stato oggetto di restauri resi necessari dai terremoti, ma in pessimo stato. La parte più interessante della basilica resta l'abside, unico vero resto di pittura romanica a Napoli e traccia del nesso vitale tra il ducato bizantino meridionale e la capitale dell'impero d'Oriente. Ai lati dell'abside si trovano tre cappelle della vecchia basilica, sulla navata destra, e sulla sinistra la grande cappella di Santa Maria del Principio, che conserva un raro episodio musivo, di recente restaurato: la Madonna del principio fra i Santi Gennaro e Restituta, opera del 1322 di Lello da Orvieto. Accanto alla cappella si aprono l'ingresso agli scavi della Napoli greco-romana, aperti al pubblico dopo i lavori di restauro e ritrovamento del 1972, e la rampa di accesso agli ingressi della Sacrestia e del Capitolo, dove si trovano alcuni dipinti del Cinque e del Seicento e un lavabo marmoreo raffigurante il Battista con pezzi del Due, Tre e Cinquecento.

 

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