I Luoghi > Le Chiese > Cappella della Sommaria


La Cappella della Sommaria è uno dei pochi ambienti rimasti integri all'interno di Castel Capuano che nel corso del tempo ha subìto numerosi rifacimenti.  La costruzione della cappella risale al periodo in cui il vicerè Pedro de Toledo volle destinare il castello a sede unica dei tribunali di Napoli, in precedenza ubicati in punti diversi della città. Nel 1537, dopo aver ottenuto il castello dal suo ultimo proprietario, il principe di Sulmona Filippo di Lannoy, il vicerè diede inizio alle opere di trasformazione e di adattamento, affidando i lavori agli architetti Ferdinando Manlio e Giovanni Benincasa. Il primo tribunale ad essere trasferito in Castel Capuano, nel febbraio 1538, fu la Regia Camera della Sommaria, fondata da Carlo I d'Angiò, che aveva competenza finanziaria e fiscale.   Nel 1540 la cappella ricevette la raffinata decorazione plastica e pittorica che la rende un unicum nella storia artistica napoletana. Si accede alla cappella dal gran Salone della Corte d'Appello, decorato da dipinti murali settecenteschi, al primo piano del castello. La volta e le pareti del piccolo ambiente a pianta quadrata vennero decorate ad affresco da Pedro Rubiales, detto Roviale Spagnuolo, attivo a Napoli tra il 1547 e il 1553. La venuta del pittore a Napoli da Roma, si deve proprio alla commissione del ciclo della Sommaria da parte dello stesso don Pedro, i cui stemmi affiancano all'ingresso della cappella quello della monarchia spagnola. Gli affreschi della Sommaria, caratterizzati da una gamma tenerissima di colori e da improvvise accensioni luminose che movimentano le figure, costituiscono per Napoli l'affermazione più vivace del manierismo tosco-romano di metà Cinquecento, che aveva in Vasari e Salviati i maggiori rappresentanti.  Nella volta, su cui campeggiano eleganti stucchi di cui non conosciamo l'artefice, Rubiales raffigurò al centro l'Ascensione e nei quattro ovali la Resurrezione, il Noli me tangere, Cristo che appare alla Madonna e la Pentecoste. Personificazioni delle Virtù e figure grottesche sono inserite negli spazi liberi della volta in una sorta di horror vacui. Nei riquadri delle pareti il pittore dipinse a sinistra la Crocifissione, la Deposizione e l'andata al Calvario, a destra, Il Giudizio Universale, gli Eletti e Caronte che traghetta le anime dei peccatori. La tematica della rappresentazione di Cristo nella sua natura umana e divina ebbe un forte significato per i Presidenti della Sommaria che ascoltavano la messa prima di decidere sulle condanne per i re. Essi subirono soprattutto gli echi dell'evoluzione "tridentina" del Viceregno tra gli anni quaranta e cinquanta del Cinquecento. La tavola sull'altare con il Compianto su Cristo morto, in cui appare sullo sfondo la mole stellare di Castel S.Elmo, densa di riferimenti a Michelangelo e a Salviati, denota l'adesione del pittore a tale ciclo culturale. L'ambiente locale dovette però sentire estranea la sua cultura; infatti, gli affreschi vennero qualche tempo dopo ricoperti dalla calce e non sono mai più stati menzionati nelle guide del Cinquecento e del Seicento, che ricordano solo la tavola come opera di Roviale Spagnolo. Il ciclo venne riportato alla luce nel corso dei lavori di restauro del castello terminati nel 1860.

 

Torna indietro

 

Realizzato da NapoliWeb ® S.r.l. - Tutti i diritti riservati © 2001

 

Torna alla Home Page