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Non si può pensare alla crypta Neapolitana senza pensare a
Virgilio in quanto all’interno del parco Vergiliano si trova la tomba dello stesso, anzi quella che era, e qui ci soffermiamo un attimo per spiegare l’arcano.
Virgilio visse tra le epoche di Cesare ed Augusto, assistette ad importantissimi eventi storici, conobbe Pompeo, Bruto, Cesare, Ottavio, Catone, Antonio e Lepido, fu testimone del Triumvirato e spettatore di Filippi.
Egli si trasferì a Napoli intorno al 30 a.C. dove, grazie alla scuola di Posillipo del siriano Sirone e del greco Filodemo di Godara, conobbe e studiò la filosofia di Epicuro, morto due secoli prima. L’amore per la città di Napoli lo tenne lontano da Roma, dove si recava saltuariamente, anche se l’affettuosità dei napoletani era a volte
invadente.La sua arte era talmente grande che, presso i romani, accadevano scene più o meno di questo
tipo:
- Attenzione, battaglione, è asciuto pazzo ‘o Marone, di Virgilio ecco il poemone comme se chiamma ?
- …e chi ‘o ssape ?!
- e quanno l’ha fatto ?
- …ancora l’hadda fa.
- e cumm’è allora ca saje ca’ è bello…pecchè tutto chello ca’ fa Virgilio è bello già ‘a primma ca ‘o ffà.
Anche a Napoli, Virgilio era un mito, rappresentava per i napoletani qualcosa di meraviglioso e tale rimase anche dopo morto (Ma questo solo fino a che a scuola non si dovette studiare l’Eneide che si era inventato il signor Virgilio). L’amore dei napoletani per Virgilio era paragonabile a quello per il martire Gennaro e innumerevoli sono i prodigi attribuiti al vate mago, a partire dalla costruzione delle fogne, alla creazione di una mosca benefica che distruggeva tutte le altre cattive, in modo tale da annullare il fetore delle acque putride, fino all’incantesimo di una pietra per rendere abbondante la
pesca. Famosissima, poi, è la leggenda del Castel dell’Ovo, che vuole Virgilio porre un uovo in una caraffa e poi sotterrarla nelle fondamenta del castello, in modo tale che sia il castello che la città durassero tanto quanto: “lo dicto ovo in la predicta carrafa”
Così come rimane intinta nel mistero la sorte delle ceneri di Virgilio che, in un primo momento si sarebbero trovate nel sepolcro a Piedigrotta e che poi, trafugate, passate in mani diverse si sono perse. Si narra, infatti, che molto tempo dopo la sua dipartita, al tempo di Ruggiero il Normanno, un medico inglese si recò presso la sua tomba per studiarne i resti ed i manoscritti ivi conservati. La voce corse per la città e la gente assediò il luogo:
- Currite, currite.
- Che d’è, ch’è stato, ch’è succieso
- Se vonno fa a Virgilio.
- facite ambressa.
- Brè-brè, breghiti-brè, pigliate ‘e mazze e venite cu mme !
- Datele ‘nfaccia
.
- Chi tocca a Virgilio tocca a nnuje !
- Pigliate ‘o ‘ngrese, appennitelo pe’ nu mese.
- Pigliate ‘o duttore, squartatelo ogne quarto d’ora !
- Brè-brè, breghiti-brè, pigliate a Virgilio e datelo ‘o Rre !
Ma era troppo tardi. Non vi erano più i resti dei manoscritti del poeta ma solo le sue ossa che furono, dal popolo, trasportate a castel dell’Ovo. La gente rimase atterrita e preoccupata per quella profanazione, temendo chissà quali sconvolgimenti nella loro
vita. Da quel giorno si sono perse tutte le speranze di ritrovare i resti del Vate latino.
Ora ci resta solo il monumento sul quale si legge ancora l’epitaffio dettato dallo stesso poeta:
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Così come è sempre viva la leggenda dell’alloro, anche se ora è solo quercia, che si trovava vicino alla tomba del poeta, le cui foglie, se masticate, avevano proprietà
miracolose. Testimonianze riferiscono che l’albero di Lauro resistette fino alla morte di Dante, Petrarca ne piantò un’altro e così, pure, fece Delavigne, ma la terra arida non lo sostenne e dall’ultimo lauro, piantato nel XVIII secolo, un rametto fu inviato a Federico II di Prussia. Se vogliamo ancora seguire le leggende, così come esposte nella Cronaca di
Partenope, allora, scopriamo Virgilio "Come fe’ la Grotta per comodità de li cittadini di Napoli, dove mo’ se chiama Foregrotta" al fine di lenire le fatiche di quanti, dovendosi recare a Pozzuoli ed ai bagni di Baia, dovevano oltrepassare la collina di Posillipo.
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