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Dopo la morte di Federico II di Svevia (febbraio 1250) il pontefice Innocenzo IV
decise di offrire la corona di Napoli al fratello di Luigi IX di Francia, Carlo
d'Angiò, purché rinunciasse al diritto di nomina e di giurisdizione sugli
ecclesiastici e alla possibilità di unire la corona di Napoli con quella
imperiale, come invece era avvenuto con Federico II. Una settimana dopo la
vittoria a Benevento su Manfredi, il 7 marzo 1266, l'angioino entrò trionfante
in Napoli. Fu quella la prima volta in cui la città
ospitò una corte e assunse la dignità di capitale: i nuovi sovrani si
preoccuparono soprattutto del miglioramento della rete stradale e
dell'abbellimento della città (fontane e bagni pubblici). All'interno
delle mura la viabilità era garantita dalle tre strade perpendicolari (oggi via
S. Biagio dei Librai, via Tribunali e via Anticaglia) caratterizzate da portici
pubblici sotto i quali si svolgeva una vivace vita cittadina. Ma le opere degli
angioini di maggiore importanza furono Castelnuovo,
tipico esempio di residenza reale, che simboleggiava la roccaforte del loro potere, e Castel
S. Elmo, fortezza costruita per proteggere la città. Carlo I pensava solo ai suoi interessi politici, prepotentemente
mirava a consolidare il suo dominio in Italia (in Lombardia e Piemonte
soprattutto, e in Toscana come vicario imperiale), e ad estenderlo verso i
Balcani e verso il Vicino Oriente, arrivando addirittura a farsi proclamare re
d'Albania. Incrementò anche il legame con il re d'Ungheria Bela IV, unendo in
matrimonio i figli Carlo e Isabella con quelli del sovrano ungherese, Maria e
Ladislao. Ma i successi dell'angioino furono seguiti da un graduale declino in
Italia centro-settentrionale, fino all'improvvisa rivolta antifrancese in
Sicilia (guerra del Vespro, 1282), capeggiata dalla nobiltà isolana e da Pietro
III d'Aragona, sposo di Costanza figlia di Manfredi, dunque continuatore della
dinastia sveva. Dopo due decenni di battaglie e gesta eroiche, si giunse nel
1302 alla pace di Caltabellotta, che sancì il distacco della Sicilia dal regno
di Napoli e il passaggio della Sicilia agli aragonesi. Carlo I designò come
successore il figlio, Carlo II, poco decantato dalla storiografia, che si spense
nel 1309 nei pressi dell'ospizio Reale di Casa Nova a Poggioreale, lasciando il
trono al figlio Roberto - duca di Calabria, principe di Salerno e capo dei
Guelfi toscani. Non avendo eredi, questi destinò a succedergli la nipote Giovanna
(Giovanna I), la prima sovrana veramente napoletana a guidare il Regno. Gli anni
del potere di Giovanna furono violenti e ambigui fino al venire meno
dell'alleanza con il papato e la corona ungherese; infatti, Carlo III di
Durazzo, re d'Ungheria, organizzò una spedizione in Italia meridionale e, fatta
prigioniera la sovrana, la fece soffocare da quattro sicari, impossessandosi,
subito dopo, del regno. Da quel momento il passaggio definitivo della corona
agli aragonesi fu breve: dopo il figlio di Carlo III, Ladislao, salì al trono
la sorella di questi, Giovanna II, vedova di Guglielmo d'Austria, cresciuta
all'ombra del sovrano e perciò incapace di governare. Infatti, spaventata dai
tentativi di Luigi III d'Angiò di recuperare il regno, chiamò in suo soccorso
Alfonso V d'Aragona...
I Re angioini:
Carlo I dal 1266 al 1285
Carlo II dal 1289 al 1309
Roberto dal 1309 al 1343
Giovanna I dal 1343 al 1382
Lotte tra ramo francese e ungherese dal 1382 al 1399, anno in cui entra in
Napoli Ladislao, figlio di Carlo III di Durazzo.
Giovanna II dal 1414 al 1435.
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