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Emmanuele De Deo nacque a Minervino Murge, in provincia di Bari, il 18 giugno 1772. Venti anni dopo, nel 1792, Emmanuele arriva a Napoli per approfondire i suoi studi filosofici e viene immediatamente fagocitato dagli ambienti antiborbonici. Emmanuele, cresciuto intellettualmente con l'aiuto di un prete, tale Pappadia, proviene dalla terra di Ettore Carafa, quel Carafa che stamperà il suo nome nell'elenco dei martiri del 1799. Giunto nella cittadina partenopea, Emmanuele De Deo va ad abitare in via Taverna Penta ai quartieri spagnoli, che attualmente porta il suo nome, e dove hanno trovato alloggio altri studenti provenienti dalla sua terra. A Napoli, in quei tempi ed alla corte, c'é stata una inversione di tendenza, la moda francese e la filosofia sono state bandite, chi parla il francese é giacobino e guai a sentir filosofare; e si, quella filosofia di cui tanto la corte faceva vanto é stata bandita. E' guerra senza quartiere alla massoneria (una volta caldeggiata da Carolina), da una parte tutti i sovrani d'Europa, dall'altra gli intellettuali, i massoni, i reazionari:Emmanuele. La rivoluzione francese, come un virus letale, si espandeva, la corte generava spie e delatori, la borghesia intellettuale i giacobini: é lotta senza quartiere. Nascono "LIOMO?" e "REOMO" (Libertà o morte e Repubblica o morte). Siamo nel 1793. Ma un certo Patarino lancia la soffiata che era in atto una sommossa a maggio del 1794. Arresti a raffica, tra cui anche Emmanuele. Mario Pagano assume la difesa del De Deo, ma la giustizia é implacable, in uno col De Deo, vengono condannati a morte Vitaliani e Galiani. De Deo, arrestato il 9 gennaio 1974, condannato il 3 ottobre sale sul patibolo il 18 ottobre del 1794 alle otto del mattino, muore prima il trentunenne Vincenzo Vitaliani, poi il ventiquattrenne Vincenzo Galiani ed infine Emmanuele De Deo. Attualmente il corpo di Emmanuele De Deo si trova nella chiesa di Santa Brigida. Prima di morire Emmanuele consegnò a padre Eusebio una lettera per il fratello che quì di seguito riportiamo e che, esprime tutto il coraggio e la coerenza dell'uomo.
Dalla Cappella della Vicaria; Venerdì 17 ottobre 1794.
Mio caro Fratello, perché dirmi disgraziato? perché attribuirmi questo nome? Se considerate la perdita d'un fratello, convengo con voi; ma se tale mi chiamate per il destino che seguo, caro fratello, v'ingannate. Io la mia sorte l'invidiarei negli altri: ciò vi basta per farvi comprendere la tranquillità dell'animo mio nell'abbracciare il decreto della supreme giunta, e del mio e vostro Sovrano. La morte reca orrore a chi non ha saputo ben vivere. Chi ha la coscienza senza rimorsi, gioisce in quel punto che i malfattori chiamerebbero terribile; e poi noi non siamo eterni, presto o tardi si muore; né la durata della vita dovete determinarla da replicati giri del Sole, un anno di vita di un uomo onesto e socievole uguaglia cento d'un Misantropo, d'un egoista; e pure il paragone mi sembra incompatibile: grazie al Reggitore del tutto.
Non v'è persona che potesse credersi da me oltraggiata o lesa. Ho adempito alle mie obbligazioni verso chiunque aveva dritto di esigerle, e non mi sono giamai dimenticato di essere Cittadino ed uomo. Se altri hanno offeso me, o almeno mi hanno defraudato di quella grata corrispondenza, che mi dovevano, io li perdono, e voi, caro fratello, perdonateli con me: un fratello nell'ultimo momento di sua vita ve lo chiede, né dal vostro sperimentato bel cuore attende il contrario.
Non giova più parlarmi di grazia, il mio destino è certo, ed io l'attendo con intrepidezza a maschio coraggio, per farvi comprendere che non ha potuto indebolire il mio cuore per umiliarlo così. Vorrei avere il piacere in queste strettezze di tempo di parlarvi, a solo oggetto di non farvi più affliggere, per comunicarvi il mio ragionevole coraggio. Consultate la ragione; calmate I'imaginazione, ed il mio fato non vi sembrerà tanto funesto. Ho a caro che partite per Minervino. Consolate l'afflitta mia Madre: nascondeteli in tutti i conti la mia sorte. Se poi col tempo verrà a scoprirla, come avverrà, assicuratela che I'unico oggetto delle mie afflizioni in queste circostanze era il suo amore e quello delle mie amate Sorelle, che a voi raccomando di amare con duplicato affetto; unite ambi li amori a le cure verso di esse, giacché la mia disgrazia sopra di esse più tosto piomberà. Baciate da mia parte pur anche le mani alla dolce ed
amorosa mia Madre, e domandatele scusa di qualche mia involontaria mancanza. Fate felicissimo viaggio, e ricordatevi sempre del vostro fratello, ma non del di lui destino. Spetta a voi di ricompensare il comune afflitto Padre di tutte le amarezze the io l'ho cagionate. Non trascurate
d'ubbidirlo, compiacetelo in tutti i suoi voleri; son sicuro non sarete per mancare a questo vostro dovere, e per mia memoria. Caro Fratello, è inutile maggiormente diffondermi sarebbe per più eccitare la vostra sensibilità. Vi accludo un biglietto alla cara Madre, the servirà peg deluderla: vi abbraccio, vi bacio e sono col cuore.
Al comun Padre ho scritto, ed ivi ho acclusa un'altra lettera per la Sig. Madre; me la ritirerei, ma per altro mezzo so che è andata al suo destino, quantunque non ancora vi sarà pervenuta.
Vi taccio degli amici; essi, che mi amano, comprenderanno bene quel che su questo punto vorrei dirgli. Domani, prima che partirete, fatemi pervenire I'ultimo vostro biglietto e l estremo Addio. Vi stringo di nuovo al cuore.
Vostro Fratello.
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