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Vincenzo Cammarano

E' d'obbligo inserire tra i figli di Napoli colui che, pur non essendo napoletano, fu considerato napoletano per eccellenza: Vincenzo Cammarano,detto Giancola, uno dei più bravi e famosi Pulcinella di tutti i tempi. Vincenzo Cammarano sbarcò, proveniente dalla Sicilia, nel 1765 nella città di Napoli con la moglie Paola Sapuppo perché scritturato dal capostipite dei Tomeo, alla famosa "Cantina" di piazza del Castello.  Glorioso Pulcinella, Giancola era amato da tutto il popolo napoletano ed anche dall'aristocrazia e finanche il Re Ferdinando IV non mancava mai ai suoi spettacoli, partecipando con simpatia ai lazzi di volta in volta da lui inventati e, più di una volta, si registrarono degli estemporanei colloqui tra Giancola e Re Nasone, data anche la confidenza che tra i due si era instaurata. In merito alla loro cordialità, si racconta un gustoso episodio: Cammarano stava recitando in una commedia intitolata «Medico notturno» dove il personaggio Pulcinella,dopo aver bastonato un poveretto,lo allontana bruscamente. Intervengono, allora,le guardie per arrestarlo. Pulcinella cerca di spiegare, con molta enfasi, i motivi che lo hanno indotto a tanto, ma le guardie rivelano a Pulcinella che quel poveretto altri non era che il Re. A tal punto il copione prevedeva che Pulcinella doveva inginocchiarsi e chiedere perdono, ma il Re era in sala ed il nostro, essendo a conoscenza della ricca caccia che aveva fruttato al Re Ferdinando un gran numero di cucciarde, modificando il copione aggiunse: «Oh, Sangue de' 'navufara...si llo sapeva 'lle cercavo li cucciarde !». Il Re Ferdinando prorompendo in una fragorosa risata urlò dal suo palco: «T'e manno, Cammarà, t'e manno». Il giorno dopo il Re mandò a Vincenzo Cammarano numerose cucciarde. Giancola affascinò persino il grande Goethe,che di lui ebbe a dire: "...uno dei principali tratti di questo personaggio consisteva nel far mostra,talora, di dimenticar sulla scena interamente la sua parte. Tutto ciò che accade di notevole nella città si può risentirlo da lui la sera; ma le sue allusioni locali e il basso dialetto che adopera lo fanno inintellegibile allo straniero" Il grande Vincenzo Cammarano lasciò questo mondo nel 1809. Solo sette anni prima, nel 1802, aveva dato l'addio alle scene, quando ormai non aveva più l'uso delle gambe e le ultime rappresentazioni lo avevano visto relegato su una sedia. La popolazione della città di Napoli seguì addolorata il feretro di Giancola, piangendo ed invocando il suo nome.

 

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