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Il teatro Mercadante, uno dei
più antichi teatri ancora esistenti a Napoli, vide porre la prima pietra della sua costruzione nel 1776 e solo 3 anni dopo, e precisamente il 17 luglio 1779,
aprì le porte al pubblico.
I danari necessari alla sua costruzione provenivano dalla Cassa Militare del Fondo della separazione dei lucri e dai fondi del disciolto ordine gesuitico.
Fu appunto dalla provenienza di questi capitali che il teatro prese il nome di "Teatro del Fondo".
Esso fu costruito su disegno dell'architetto siciliano Francesco Seguro, il quale ne
progettò la forma sferica, "...tanto per favorire la veduta del palcoscenico, quanto per favorire il bell'effetto della musica".
L'opera "L'infedeltà fedele" del celebre musicista aversano Domenico Cimarosa, su libretto nientemeno che di Gianbattista "Titta" Lorenzi, tenne a battesimo la serata inaugurale del teatro.
Era quello (1770 - 1800) un periodo particolarmente importante per il teatro napoletano che, smesse quasi del tutto le vesti merlettate delle corti e scrollatosi di dosso la limitativa etichetta di "Teatro di corte", usciva dalle mura degli imponenti palazzi reali e si offriva ad una
più vasta platea, servendosi del formidabile senso artistico degli attori professionisti.
Estroso, appassionato e vario, il teatro napoletano, non tardò ad attrarre nelle sue platee tutta la
nobiltà e la aristocrazia partenopea, nonché la nascente borghesia ed il popolo tutto, desideroso, quest'ultimo, di scrollarsi di
dosso tutto il peso di un'atavica ed endemica dominazione che, fin dai tempi della
Napoli greco-romana affliggeva i figli di
Partenope. Durante la breve vita della Repubblica partenopea (nata la sera del 23 gennaio del 1799, quando tremila cadaveri napoletani facevano da ala al trionfale ingresso in Napoli del generale francese Championnet alla testa delle sue
truppe). Il Fondo mutava il suo nome in quello di "Teatro Patriottico"
dove la sera del 26 venne rappresentata l'opera "Aristodemo" di Vincenzo Monti la quale, per il suo contenuto reazionario,
costò al teatro un mese di chiusura. Divenutone, poi, impresario il Principe della Rocca Filomarino, si rappresentarono opere come "Catone in Utica" e "Timoleone" di Vittorio Alfieri.
Il teatro del Fondo, negli anni '40, vedeva scomparire quasi del tutto i suoi toni lirici e classicheggianti, quando Silvio Maria Luzi (già impresario del
San Carlino) imponeva una svolta determinante al repertorio ivi
rappresentato, imponendo un discorso prettamente comico. Ed infatti, la sera del 28 novembre del 1844, alla presenza di
Ferdinando II, fece rappresentare: "'Na juta a Castellammare per la strada de fierro, con Pulcinella cuoco d'un finto tedesco e viaggiatore di terza classe" scritta dal prolifico e valente attore - autore
Pasquale Altavilla, il quale ne trasse lo spunto dalla recente inaugurazione del breve tratto ferroviario Napoli Portici.
Nel 1847 il teatro fu rinnovato dall'architetto Luigi Catalani che, oltre a variarne l'aspetto interno, vi aggiunse delle stupende decorazioni e fece installarvi anche l'illuminazione a gas. Negli anni immediatamente seguenti la caduta dei Borboni (siamo nel 1865), l'attore Achille Majeroni vi rappresenta
il "Faust" di Goethe e poi ancora Il matrimonio segreto, Il conte Ory, L'elisir d'amore e tante altri validissimi lavori di Donizzetti, Bellini e di
Francesco Saverio Mercadante, in onore del quale, nel 1893, il teatro del Fondo muta il suo vecchio nome in quello di "Mercadante".
Proprio in quella occasione l'architetto Pietro Pulli ne modificò la facciata, rendendola
più imponente e bella con l'aggiunta di alcune statue dello scultore De Matteis. Nel 1934 il Genio Civile fece costruire attiguamente al teatro un piccolo fojer, mentre il pittore Francesco Galante ne
decorò il soffitto con un bellissimo dipinto a tempera dal titolo: "Napoli marinara".
Le migliori compagnie si alternarono sulle tavole del teatro Mercadante, da
Eduardo Scarpetta a Raffaele
Viviani, da Emma Gramatica a Ermete Zacconi
Nel 1964 il teatro venne chiuso per inagibilità e dopo dure lotte (durante le quali il comune di Napoli ne ottenne la
proprietà dal demanio civile), nel settembre del 1979, cominciarono i lavori di restauro, durati appena... sette
anni, è stato riaperto nel 1986 con una mostra su Eduardo De
Filippo. Inizia ora per questo teatro un'altra battaglia, ben
più dura ed ardua di quelle fin qui condotte, e' la battaglia che ne deciderà il destino.
Sapremo noi napoletani ridare a questo splendido teatro quel lustro che nemmeno il grigiore dei tempi passati ha potuto cancellare ?
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